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Chi deve fare la Dichiarazione di accessibilità? 27 FAQ per PA ed enti

21 Settembre 2026

Le risposte ai dubbi emersi durante il webinar su obblighi, siti, documenti e verifiche

Il 18 settembre 2026 abbiamo tenuto un webinar sulla Dichiarazione di accessibilità: 1.142 iscritti, 376 amministrazioni collegate in diretta, un'ora e mezza di lavoro sul Form AgID. La chat si è riempita di domande, e quasi nessuna riguardava la teoria. Riguardavano archivi pieni di scansioni, atti firmati a mano, portali tematici nati anni fa, fornitori che rispondono "non è cambiato nulla".

Le abbiamo riordinate, riscritte in forma generale e raggruppate per tema. Sono le domande che si fa chi la dichiarazione la compila davvero.

Per la scadenza, le verifiche preliminari, la compilazione del Form AgID e la pubblicazione del collegamento è disponibile la guida Dichiarazione di accessibilità 2026: cosa devono fare le PA entro il 23 settembre.

Indice

  1. Chi deve pubblicare la Dichiarazione di accessibilità?
  2. Per quali siti web e applicazioni serve la Dichiarazione?
  3. Aggiornamento e scadenza del 23 settembre
  4. Dove pubblicare il link alla Dichiarazione di accessibilità
  5. Documenti e PDF accessibili: come gestire scansioni e allegati
  6. Verifica dell’accessibilità: strumenti, controlli e CMS
  7. Cosa succede dopo la pubblicazione della Dichiarazione
  8. Prima di compilare la Dichiarazione, verifica il perimetro dell’adempimento

 

Chi deve pubblicare la Dichiarazione di accessibilità?

1. Tutti i Comuni devono pubblicare la Dichiarazione di accessibilità?
Sì. L'obbligo riguarda tutte le pubbliche amministrazioni indicate dall'art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001, quindi ogni Comune a prescindere dalla dimensione. La dichiarazione va pubblicata per ciascun sito web e ciascuna applicazione mobile di titolarità dell'ente.

2. Un consorzio di bonifica, che è ente pubblico economico e non ha nominato un RTD, rientra nell'obbligo?
Sì. L'art. 3, comma 1, della Legge 4/2004 elenca espressamente gli enti pubblici economici tra i soggetti erogatori. La mancata nomina di un Responsabile per la transizione digitale non sposta il perimetro: incide sull'organizzazione interna, non sull'obbligo.

3. I gestori di servizi pubblici devono pubblicarla?
Sì. Lo stesso comma include le aziende private concessionarie di servizi pubblici, oltre alle aziende municipalizzate regionali, alle aziende di trasporto e telecomunicazione a prevalente partecipazione pubblica e agli organismi di diritto pubblico.

4. Una società a partecipazione pubblica mista è obbligata?
Dipende dalla qualificazione della società, non dalla percentuale in sé. Rientrano nell'obbligo le aziende a prevalente partecipazione pubblica nei settori indicati dalla norma e, più in generale, gli organismi di diritto pubblico. Una società con maggioranza pubblica che eroga un servizio di interesse generale va verificata rispetto a questi criteri, non rispetto al solo assetto societario.

5. Un soggetto privato può essere tenuto ai requisiti di accessibilità senza dover pubblicare la dichiarazione?
Sì, ed è una distinzione che genera molta confusione. I requisiti tecnici di accessibilità introdotti dal D.Lgs. 82/2022 e dall'European Accessibility Act si applicano a una platea ampia di operatori privati. L'obbligo di pubblicare la Dichiarazione di accessibilità riguarda invece i soli soggetti dell'art. 3, comma 1-bis della Legge 4/2004: chi offre servizi al pubblico tramite siti o app con fatturato medio, negli ultimi tre anni, superiore a 500 milioni di euro. Un'azienda può quindi essere pienamente tenuta a rendere accessibile il proprio servizio senza dover compilare il Form AgID.

Per quali siti web e applicazioni serve la Dichiarazione?

6. Un portale tematico non istituzionale, per esempio un portale turistico, rientra nella dichiarazione?
Sì, se l'ente ne è titolare. Il criterio è la titolarità del servizio digitale, non la sua natura istituzionale. Un portale turistico, un sito di un evento, un portale di un progetto finanziato: ognuno di questi richiede la propria dichiarazione.

7. E un notiziario online rivolto a iscritti e cittadini?
Stessa risposta. Se il sito è dell'ente ed è accessibile dall'esterno, serve una dichiarazione dedicata.

8. Un'applicazione pubblicata sia su Android sia su iOS richiede due dichiarazioni?
Se si tratta della stessa applicazione distribuita su due store, si compila una dichiarazione indicando entrambe le piattaforme e i relativi riferimenti negli store. Se invece sono due prodotti distinti, con codice, funzionalità o titolarità differenti, servono due dichiarazioni. Per le app il link alla dichiarazione va esposto nella sezione delle informazioni generali dello store.

9. I profili social istituzionali richiedono una dichiarazione?
No. La dichiarazione riguarda siti web e applicazioni mobili di titolarità del soggetto erogatore, e un profilo su una piattaforma di terzi non rientra in questa definizione. Restano però i criteri di accessibilità sui contenuti che l'ente vi pubblica: testi alternativi sulle immagini, sottotitoli sui video, uso misurato degli hashtag in CamelCase.

Aggiornamento e scadenza del 23 settembre

10. Il fornitore del sito comunica che i dati tecnici non sono variati rispetto all'anno scorso. Bisogna aggiornare comunque?
Sì. L'adempimento consiste nel riesaminare e validare annualmente l'esattezza delle affermazioni contenute nella dichiarazione, entro il 23 settembre di ogni anno. La conferma va effettuata anche quando l'esito del riesame è identico al precedente: la validità di ciascuna dichiarazione corre dal 24 settembre al 23 settembre successivo, e senza conferma la dichiarazione scade.

11. Cosa accade se la dichiarazione non viene pubblicata o aggiornata entro il 23 settembre?
Per le pubbliche amministrazioni l'art. 9, comma 1 della Legge 4/2004 stabilisce che l'inosservanza comporta responsabilità dirigenziale e responsabilità disciplinare, ferme restando le eventuali responsabilità penali e civili. Sul piano pratico, l'assenza di una dichiarazione valida espone l'ente alle segnalazioni degli utenti e all'attivazione della procedura di attuazione davanti al Difensore civico per il digitale. Le sanzioni amministrative pecuniarie, fino al 5% del fatturato, riguardano invece i soggetti privati dell'art. 3, comma 1-bis.

12. Esiste una procedura per sanare il ritardo?
Non è prevista una sanatoria formale. L'indicazione operativa è compilare e pubblicare comunque, il prima possibile: una dichiarazione tardiva vale più di una dichiarazione assente, e riduce l'esposizione dell'ente.

Dove pubblicare il link alla Dichiarazione di accessibilità

13. Dove va esposto il link alla dichiarazione?
Nel footer del sito, con la dicitura "Dichiarazione di accessibilità". Per le applicazioni mobili, nella sezione delle informazioni generali dello store. Il link viene fornito da AgID al termine della compilazione del Form.

14. È opportuno pubblicarlo anche in Amministrazione Trasparente?
Non è un obbligo, ma è una buona pratica diffusa. La collocazione più coerente è la sezione "Altri contenuti — Accessibilità e Catalogo dei dati, metadati e banche dati", dove trovano già posto gli obiettivi annuali di accessibilità. Il link nel footer resta comunque quello che assolve l'adempimento.

Documenti e PDF accessibili: come gestire scansioni e allegati

15. I nostri PDF provengono quasi tutti da scansioni. È sufficiente passarli con un OCR?
L'OCR è il primo passo, e senza di esso il documento resta un'immagine: uno screen reader non ha nulla da leggere. Non è però il punto di arrivo. Un PDF accessibile ha una struttura: titoli gerarchici, ordine di lettura corretto, tag, lingua dichiarata, testi alternativi sulle immagini. Un OCR applicato senza revisione produce spesso testo sporco, che è leggibile dalla macchina ma incomprensibile per l'utente.

16. Lavoriamo su ordinanze di anni fa che esistono solo come scansione del cartaceo. Come si garantisce l'accessibilità?
Su archivi storici di grandi dimensioni il recupero integrale è raramente praticabile in tempi brevi. La strada corretta è dichiararlo: si indicano nella dichiarazione i contenuti non accessibili, se ne descrive la natura e si segnalano le alternative disponibili. Contestualmente si stabilisce una priorità, partendo dai documenti ancora efficaci e più consultati, e si pianificano gli interventi. Per i documenti nuovi vale la regola opposta: nascono accessibili, così l'archivio non continua a crescere.

17. È ancora possibile affiancare a un PDF non accessibile una versione testuale accessibile?
L'alternativa accessibile resta uno strumento legittimo, previsto dal modello di dichiarazione proprio per i casi in cui il contenuto originale non può essere reso conforme. Va però intesa come misura di mitigazione da dichiarare, non come soluzione strutturale da applicare per prassi a ogni nuovo documento. L'alternativa deve inoltre contenere le stesse informazioni dell'originale, non una sintesi.

18. Come si pubblica un documento sottoscritto con firma autografa, che possiamo avere solo come scansione?
Si pubblica la trascrizione in formato accessibile, indicando in modo esplicito che si tratta di una copia per consultazione e che l'originale è conservato agli atti. La scansione può essere resa disponibile accanto alla versione accessibile per chi abbia necessità di visionare il documento firmato.

19. Quale dicitura usare per dare evidenza che il documento è una trascrizione?
Una formulazione utilizzabile è: "Documento trascritto in formato accessibile ai sensi della Legge 4/2004. L'originale, sottoscritto in forma autografa, è conservato agli atti dell'Amministrazione." La dicitura va posta in apertura del documento, così da essere la prima informazione letta da uno screen reader.

20. L'oscuramento dei dati personali produce spesso un PDF immagine, che non è né aperto né accessibile. Come si concilia con gli obblighi di trasparenza?
Il problema nasce dallo strumento, non dall'operazione. Molti software eseguono la redazione esportando la pagina come immagine, distruggendo il livello testo. Vanno usati strumenti di redazione che rimuovono il contenuto sottostante mantenendo il testo residuo selezionabile. Dove la pubblicazione riguarda dati tabellari, la soluzione più solida è pubblicare il dato in formato aperto strutturato, CSV o ODS, con le sole colonne pubblicabili: si soddisfa contemporaneamente il requisito di formato aperto e quello di accessibilità.

21. Come si rendono accessibili graduatorie con molte righe, molte colonne e note esplicative?
Le tabelle lunghe vanno pubblicate come dati, non come immagini o PDF impaginati. In HTML servono intestazioni di riga e colonna correttamente marcate e una didascalia che descriva il contenuto; in formato aperto, un file con una sola riga di intestazione e nessuna cella unita. Le note esplicative vanno collocate fuori dalla tabella, in un testo che la precede o la segue, invece che dentro le celle.

Verifica dell’accessibilità: strumenti, controlli e CMS

22. Un'analisi automatica è sufficiente per compilare la dichiarazione?
No. Gli strumenti automatici individuano rapidamente e su molte pagine i problemi di contrasto, gli attributi mancanti, alcuni errori HTML e ARIA, le anomalie nella struttura dei titoli. Restano fuori dalla loro portata la navigazione da tastiera, la visibilità e l'ordine del focus, la sequenza logica dei contenuti, il comportamento dei componenti interattivi e la sensatezza delle alternative testuali. Un'immagine può avere l'attributo alt e averlo compilato in modo inutile: nessun software se ne accorge.

23. Quali strumenti si possono usare oltre a Lighthouse per una prima valutazione?
Tra gli strumenti gratuiti più diffusi ci sono WAVE di WebAIM, axe DevTools, Accessibility Insights e Pa11y. Vanno usati in combinazione, perché ciascuno intercetta un insieme parzialmente diverso di problemi, e vanno sempre letti sapendo che producono anche falsi positivi.

24. Esistono CMS che impediscono l'inserimento di contenuti non accessibili?
Nessun CMS può garantirlo in assoluto, perché una parte dei requisiti dipende dal significato del contenuto. Le piattaforme più mature riducono però sensibilmente il margine di errore: impongono il testo alternativo alle immagini, bloccano l'uso dei titoli come artificio grafico, segnalano i link non descrittivi, verificano il contrasto in fase di redazione e controllano i documenti in caricamento. È una scelta che sposta il controllo a monte, dove costa meno.

25. Cosa si intende per "utente con disabilità" ai fini della dichiarazione?
La dichiarazione non presuppone alcun accertamento sulla condizione delle persone e non ha relazione con il riconoscimento previsto dalla Legge 104. Il riferimento è funzionale: chi accede al servizio usando tecnologie assistive o modalità di interazione diverse da quelle previste per impostazione predefinita. Rientrano le disabilità visive, uditive, motorie e cognitive, permanenti o temporanee, e anche le limitazioni situazionali.

Cosa succede dopo la pubblicazione della Dichiarazione

26. Cosa succede quando un utente segnala un problema di accessibilità?
La segnalazione arriva attraverso il meccanismo di feedback indicato nella dichiarazione. Il soggetto erogatore ha trenta giorni per rispondere. Se non risponde, o se la risposta è ritenuta insoddisfacente, l'utente può attivare la procedura di attuazione rivolgendosi al Difensore civico per il digitale, che può disporre misure correttive e informarne AgID. Vale la pena verificare due cose banali e spesso trascurate: che il link al meccanismo di feedback funzioni, e che la casella di posta indicata sia effettivamente presidiata.

27. Dichiarare "parzialmente conforme" è un risultato negativo?
No, ed è probabilmente l'equivoco più diffuso. Lo stato di conformità deve derivare dalle verifiche effettuate, non dal risultato che si vorrebbe ottenere. Dichiarare la piena conformità di un sito che contiene documenti non accessibili espone l'ente molto più di una dichiarazione parziale ben documentata. La conformità parziale è la fotografia dello stato attuale del servizio e il punto di partenza per il piano di intervento.

Prima di compilare la Dichiarazione, verifica il perimetro dell’adempiment

Le domande del webinar mostrano che la difficoltà non consiste soltanto nel compilare il modello. Prima occorre capire quali soggetti e quali servizi digitali rientrano nell’adempimento.

Una ricognizione attendibile dovrebbe collegare ogni sito o app al relativo titolare, allo stato di conformità rilevato e alla Dichiarazione pubblicata. Per consorzi, società partecipate, concessionari e altri soggetti con una configurazione particolare, è necessario verificare il corretto inquadramento normativo prima di applicare conclusioni generali.

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