Con il nuovo Piano Nazionale Anticorruzione, ANAC sposta l'attenzione dalla mera presenza dei dati alla loro effettiva accessibilità e fruibilità da parte dei cittadini. Una sintesi delle indicazioni che ridefiniscono lo standard atteso dei portali della Trasparenza.
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Con la Delibera n. 19 del 28 gennaio 2026, ANAC ha approvato il Piano Nazionale Anticorruzione 2025, che definisce la strategia nazionale per la prevenzione della corruzione e la promozione della trasparenza e dell'integrità pubblica per il triennio 2026-2028. Il documento si articola in sei linee strategiche, dodici obiettivi e trentuno azioni e, accanto alla Parte Generale, sviluppa tre approfondimenti di Parte Speciale: contratti pubblici, inconferibilità e incompatibilità ai sensi del d.lgs. n. 39/2013 e, da ultimo, la trasparenza.
Il fatto stesso che ANAC dedichi per la prima volta un approfondimento sistematico alla sezione "Amministrazione Trasparente" (AT) dei siti istituzionali è il segnale più forte di un cambio di paradigma. Il messaggio dell'Autorità è esplicito: non è sufficiente che i dati siano stati pubblicati per ritenere un'amministrazione trasparente. Devono essere trovabili, leggibili, comprensibili, navigabili da qualunque dispositivo, indicizzabili dai motori di ricerca e fruibili anche da chi ha disabilità. È il passaggio dalla conoscibilità dei dati alla loro effettiva conoscenza da parte dei cittadini.
A sostegno di questa impostazione, ANAC porta i risultati di un ampio monitoraggio sistematico dei siti istituzionali della PA italiana, condotto anche attraverso la sperimentazione di strumenti automatici di web crawling. Dall'indagine, infatti, emerge che la sezione AT è molto spesso presente solo formalmente, ma sostanzialmente impoverita rispetto agli obiettivi di accessibilità e accountability che la normativa le assegna.
Il PNA 2025 ricorda che la trasparenza è stata elevata dal nostro ordinamento a livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili, ai sensi dell'art. 117, comma 2, lettera m) della Costituzione. La sezione AT non è dunque una mera vetrina di documenti, ma la precondizione tecnica che rende esigibile per i cittadini il diritto all'accessibilità totale delle informazioni sull'organizzazione e sull'attività delle pubbliche amministrazioni.
Da questa premessa discendono i criteri di qualità che devono governare la pubblicazione: integrità, costante aggiornamento, completezza, tempestività, semplicità di consultazione, comprensibilità, omogeneità, facile accessibilità, conformità ai documenti originali, indicazione della provenienza e riutilizzabilità del dato. Per le istruzioni operative dettagliate, il PNA rinvia in particolare alla Delibera ANAC n. 495 del 25 settembre 2024, che si aggiunge alle storiche Delibere n. 1310/2016, n. 1134/2017 e n. 777/2021.
L'analisi sistematica condotta da ANAC ha portato all'individuazione di sette criticità ricorrenti sui siti istituzionali, che possiamo ricondurre a tre aree tematiche.
ANAC ha riscontrato l'uso di denominazioni improprie ("Trasparenza", "Amm. Trasparente", "Autorità Trasparente"), immagini-link prive di testo equivalente e percorsi di accesso indiretti. A queste si aggiunge la diffusa architettura non conforme che vede la sezione AT spezzata in due o più aree distinte per periodi temporali (es. "AT fino al 31/12/2023" e "AT dal 01/01/2024"), o accessibile solo tramite menu a tendina per la scelta della fascia di anni.
Le raccomandazioni ANAC. Va utilizzata sempre la denominazione "Amministrazione Trasparente" (o "Società Trasparente"), con accesso immediato dalla home del sito istituzionale. La sezione AT deve essere unica, con alberatura completa che riporta anche le sottosezioni in cui l'obbligo non è applicabile, indicando in tal caso la dicitura "L'obbligo di pubblicazione non è applicabile all'amministrazione".
Le criticità più sostanziali riguardano la fruibilità effettiva dei dati: PDF chiusi privi di selezione del testo, tabelle e grafici senza descrizioni testuali, pagine non navigabili da tastiera, sezioni non indicizzabili dai motori di ricerca a causa di autenticazioni, captcha, file robots.txt con valore Disallow su nodi chiave o metatag robots con valore noindex. A ciò si aggiunge la diffusa disomogeneità nelle modalità di pubblicazione, che impedisce ai cittadini di confrontare i dati tra amministrazioni diverse.
Le raccomandazioni ANAC. Nessuna barriera deve condizionare l'accesso e la consultazione dei contenuti della sezione AT. Le amministrazioni possono avvalersi degli standard di pubblicazione approvati con la Delibera n. 495/2024 ai sensi dell'art. 48 del d.lgs. n. 33/2013, e devono sempre riportare la data di ultimo aggiornamento in ogni sottosezione.
Particolare rilievo ha la criticità riscontrata nei portali ospitati su fornitori esterni in cloud: la sezione AT risulta spesso graficamente disallineata rispetto al sito istituzionale dell'Ente, con il rischio di apparire come "altro da sé". A questa si somma la difficile fruibilità da dispositivi mobili, sempre più rilevante in un'epoca in cui la maggioranza della navigazione web avviene da smartphone.
Le raccomandazioni ANAC. Anche quando la sezione AT è ospitata su un dominio diverso, va mantenuta la stessa identità visiva del sito istituzionale (nome, logo, natura giuridica, visione, mission). L'esperienza utente deve essere responsive, con design adattivo, struttura semplificata, documenti ottimizzati per schermi piccoli e test periodici di compatibilità, in linea con le Linee guida di design per i servizi digitali della PA di AgID.
Tra le indicazioni più innovative del PNA 2025 c'è la raccomandazione di adottare una "mappa dei link" denominata at_map, da rendere disponibile nella prima pagina del sito istituzionale.
Si tratta di un file di indice che associa a ogni URL della sezione AT il relativo obbligo di pubblicazione, secondo una struttura del tipo:
"consulenti_collaboratori": "http://www.example.org/trasparenza/consulenti"
A differenza della sitemap standard, che è uno strumento di indicizzazione generico, la at_map stabilisce una corrispondenza esplicita e semantica tra URL e obbligo normativo: anche per gli obblighi non applicabili va indicato un URL, che ricondurrà a una stringa "obbligo non applicabile".
Il doppio beneficio dello strumento è evidente: per i motori di ricerca, indicizzazione più rapida e accurata; per gli utenti, navigazione semplificata e accesso diretto alla pagina cercata. La mappa va aggiornata tempestivamente a fronte di ogni modifica all'alberatura.
Una specifica appendice del PNA 2025 è dedicata all'accessibilità dei PDF, fonte ricorrente di criticità. Un documento non è accessibile, ad esempio, quando si usano grassetto e sottolineatura al posto degli stili "Titolo", quando viene stampato, firmato a mano e poi scansionato, o quando manca il testo alternativo per le immagini. ANAC indica come buone pratiche l'uso di stili predefiniti, testi alternativi, tabelle semplici con intestazioni definite e il salvataggio in formato PDF/A.
Il tema dell'accessibilità è ulteriormente rafforzato dal recepimento dell'European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882): dal 28 giugno 2025 l'obbligo di rispetto degli standard WCAG 2.1 e della norma UNI CEI EN 301549:2021 si estende anche alle aziende private con fatturato superiore a 2 milioni di euro e oltre dieci dipendenti.
Dopo il PNA 2025, il portale della Trasparenza di un Ente non può più essere concepito come uno strumento di mero adempimento ma deve essere progettato come:
Realizzare queste condizioni richiede oggi un mix di competenze normative, tecnologiche e di user experience che eccede la portata di un semplice sito web istituzionale. È, propriamente, il core di un servizio specialistico di trasparenza amministrativa.
ISWEB segue da anni il tema della trasparenza amministrativa come uno dei pilastri della propria attività, accompagnando enti e amministrazioni nella costruzione e nell'evoluzione dei propri portali. Il PNA 2025 conferma e rilancia un'idea che sosteniamo da tempo: la trasparenza è una misura di sistema, che si gioca tanto sui contenuti quanto sull'esperienza con cui questi contenuti raggiungono il cittadino.
Le indicazioni dell'Autorità rappresentano un'occasione per ripensare la sezione "Amministrazione Trasparente" non come un obbligo da assolvere, ma come uno strumento concreto di fiducia, partecipazione e accountability.
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